
Come il COVID-19 colpisce in modo differente le persone, accanendosi sui meno forti, così la crisi economica scatenata dal coronavirus colpisce le aziende in modo diverso. Non è solo una questione di dimensione aziendale con le PMI più esposte, ma anche di “difese immunitarie”, che, per una azienda vogliono dire management, leva operativa e finanziaria, controllo interno, gestione del rischio. Tuttavia come tutte le crisi, anche questa offre opportunità agli imprenditori nei mercati interni ed esteri.
A costo di semplificare eccessivamente, classificherei le imprese di piccole e medie dimensioni in due macro-gruppi : dinamiche e statiche. Del primo gruppo fanno parte quelle imprese che, in varie modalità, perseguono l’obiettivo della crescita. Nel secondo gruppo invece includerei tutte quelle imprese che in qualche modo pensano di poter galleggiare “mantenendo le posizioni acquisite”, talvolta celando questo approccio mentale sotto la targhetta “consolidamento”.
Occupandoci in questa sede del primo gruppo e tralasciando il secondo (al quale potremo dedicare un prossimo contenuto della nostra community), potremmo ulteriormente suddividere le aziende dinamiche in due gruppi:
- da un lato le aziende “velociste” perseguono la crescita a tutti i costi. Fra queste ci sono aziende si sono espanse spingendo sulla leva finanziaria per guadagnare quote di mercato attraverso marketing e piani di assunzione aggressivi. Le “velociste”, ora con il fiato corto, sfrondano rami secchi e sono spesso alla ricerca, in questo momento storico, di risorse finanziarie a condizioni possibilmente non troppo penalizzanti per resistere alla tempesta.
- dall’altro lato le aziende “maratonete” che perseguono la crescita attraverso un uso equilibrato delle leve operative e finanziarie, facendo un uso oculato dei mezzi propri e di quelli di terzi. Per le “maratonete”, la crisi è l’opportunità di fare un allungo per consolidare la propria posizione o uno scatto per uscire dalla crisi ancor più forti.
All’interno del gruppo delle PMI “maratonete”, ci concentriamo sui maratoneti transfrontalieri, ovvero aziende che hanno elaborato o stanno attuando strategie d’internazionalizzazione, per le quali la crisi può essere l’opportunità di rafforzare il posizionamento sul mercato estero e/o accelerare l’internazionalizzazione dell’azienda. In mercati dinamici, come quello USA sul quale ci concentriamo in questo contributo, anche in tempo di pandemia registriamo opportunità per questo tipo di aziende. Qui alcuni esempi:
- Immobiliare commerciale. A New York, dove le aziende in difficoltà chiudono i battenti, altre con la tecnica del salmone, vanno in controcorrente spostando uffici o negozi in aree più centrali, come la Madison o la Fifth Avenue. I prezzi delle locazioni commerciali sono spesso scontati rispetto ai valori precrisi e i termini contrattuali sono mobili, permettendo di avere per esempio mesi in locazione gratuita e zero commissioni di agenzia. La pressione all’affitto delle proprietà negli USA varia in base all’incidenza dei costi fissi, come tasse, oneri sul debito, e spese condominiali.
- Lavoro. Per le aziende “maratonete” che operano nei settori colpiti dalla crisi, il mercato del lavoro è un Eldorado. Trovare personale qualificato per le PMI non è semplice. Il mercato USA, vasto e competitivo, svantaggia le PMI durante l’espansione del ciclo, quando diventa progressivamente sempre più difficile e costoso reperire le risorse umane migliori per far crescere l’azienda. Ora, invece, il mercato del lavoro è “pescoso”, offre maggiore scelta e più forza contrattuale alle PMI.
- Finanza straordinaria. In USA, le operazioni di fusione e acquisizione (M&A) sono un acceleratore di ingresso o di espansione nel mercato. Tuttavia, la crescita economica in combinazione con il minore costo del denaro ha favorito l’aumento dell’offerta di capitali privati rendendo l’M&A un’alternativa spesso troppo costosa o rischiosa per le PMI. La crisi apre opportunità per accelerare l’espansione delle PMI “maratonete”.
- Incentivi. Altro importante capitolo è quello degli incentivi statali e locali a disposizione delle imprese. Su questo fronte, gli Stati Uniti hanno un variegato ventaglio di contributi anche per le PMI che intendono creare posti di lavoro in alcuni settori strategici a livello locale o statale o più semplicemente che intendono collocarsi sul loro territorio, anche come startup. Sono incentivi pluriennali che confluiscono come prestiti a fondo perduto, riduzioni dei contributi sociali o minori imposte. I benefici possono essere sostanziali. Per esempio, la rilocalizzazione dei dipendenti di una media impresa in una area di New York può comportare vantaggi fiscali pluriennali per milioni di dollari. La minore attività economica può essere anche in questo caso a vantaggio delle PMI “maratonete” data la maggiore urgenza da parte delle istituzioni pubbliche di incoraggiare lo stabilimento di aziende per proteggere o creare posti di lavoro, purché tale vantaggio si accompagni ad un forte e credibile piano industriale.
Investire in un momento di crisi non è privo di rischi. L’assetto economico post-crisi potrebbe cambiare, la crisi potrebbe essere più estesa, le relazioni fra nazioni potrebbero mutare. Pertanto, i rischi e le opportunità di una crisi devono rientrare all’interno di una ragionata riflessione strategica che tenga nella debita considerazione le risorse disponibili sia umane che finanziarie, oltre a tutti i necessari strumenti di pianificazione e controllo senza i quali qualsiasi investimento rilevante – specialmente all’estero – diventa un pericoloso gioco d’azzardo.
Un ostacolo per le imprese “maratonete” potrebbe anche annidarsi nella cultura d’impresa che, se troppo prudente o avversa al rischio, mal si adatta ad una fase in cui bisogna necessariamente accettare un grado di rischio probabilmente superiore a quello storicamente assunto. L’allungo non è per tutti, ma per il “maratoneta” capace di cambiare passo nella tempesta ci sono probabili soddisfazioni che lo attendono al traguardo.
