martedì, Novembre 3, 2026

Una questione di prospettiva

Articolo di archivio.

Credo che il nostro stare al mondo sia influenzato fortemente da quello che desideriamo e dal progetto che abbiamo in mente per la nostra vita.

Ogni persona racchiude in sé una serie di aspettative, bisogni e sogni che intende realizzare, o quanto meno vorrebbe impegnarsi nel tentativo di raggiungerli, per giungere ad una piena soddisfazione di sé, contribuendo a migliorare il mondo e lasciando qualcosa alla prossima generazione.

L’oggetto della nostra ricerca e ciò che desideriamo lasciare non è possibile predeterminarlo ed è sostanzialmente soggettivo, personale e mai uguale.

Durante il corso della nostra vita ci poniamo obiettivi sfidanti in tutti i campi e cerchiamo di raggiungere la serenità e la soddisfazione in ciò che facciamo auspicando di essere pienamente felici.

A volte il percorso che si intraprende non è semplice, appare accidentato e pieno di ostacoli, più o meno grandi, ma la spinta interiore derivante dal raggiungere l’obiettivo ci dà sempre la forza di rialzarci e ricominciare, magari dall’inizio.

Si chiama motivazione, una forza interiore che va sempre alimentata alla quale si può fare sempre affidamento, pensando che ad ogni punto di arrivo c’è sempre un nuovo punto di partenza.

Il lavoro è una componente molto importante nella vita di ciascuno. Consente di avere i mezzi per vivere ed è anche un costante percorso di crescita, non solo professionale ma anche personale, un mezzo per raggiungere il proprio obiettivo personale e la realizzazione di sé stessi.

Ma nel lavoro la prospettiva non riguarda solo gli individui. Le aziende sono a mio parere una componente inscindibile insieme alle persone. Queste ultime ne compongono la linfa vitale e le aziende da esse traggono tutto ciò che sono capaci di donare. Non solo in termini di impegno e risultati, ma anche di emozioni, valori, sogni, motivazione ed entusiasmo, che si possono tramutare in slancio per il raggiungimento di traguardi impensabili, se tutta questa energia positiva viene tramutata visione in “azione” e atti concreti.

Ma c’è un “poi” che compete alle imprese e cioè il non facile compito di restituire alle persone tutto ciò che possa soddisfare i bisogni impegnandosi alla realizzazione del percorso professionale e personale di ciascuno.

Un sogno? Forse, ma sono molte le aziende che si preoccupano delle persone e hanno messo in atto dei progetti ambiziosi di valorizzazione delle risorse umane.

Tuttavia ci sono ancora realtà aziendali che non guardano in prospettiva e si limitano ad occuparsi del contingente, incapaci di uscire dalla propria posizione, molto rassicurante nel breve periodo, trascurando che il mondo nel quale operano e dal quale traggono benefici, è cambiato e cambia ad una velocità sempre maggiore. Una novità che non è più tale e che se non affrontata nel modo giusto comporta dover rincorrere il cambiamento, se non addirittura rimanere fuori dal mercato.

Il proprio posto nel mondo non riguarda solo le persone e quello che nella vita realizzeranno, grande o piccolo che sia, ma anche le imprese e soprattutto le persone che sono chiamate a guidarle, che hanno l’obbligo di riflettere su quale sarà il proprio posto nel mondo, guardando oltre la siepe del breve periodo.

Osservare il mondo vasto e pieno di opportunità senza timore di cambiare, prendendo spunto dalle persone che oggi sono le prime che stanno affrontando sulla propria pelle il cambiamento, a volte con grande difficoltà.

Non si può chiedere alle persone di cambiare e di scommettere su sé stesse e sulle proprie competenze se poi sono le imprese le prime che non riconoscono e non mettono a frutto entusiasmo e motivazione, perché in fondo è più conveniente una rendita di posizione. Ma per quanto può durare?

Visione di sé stessi e dell’azienda, cercando il proprio posto nel mondo, grande ad un primo sguardo, piccolo nella realtà, ma sempre ricco di opportunità.

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